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Taverna

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Situata oggi sulle pendici della Sila Piccola, è una ridente e laboriosa cittadina di circa 3000 abitanti, che ha acquistato la sua fama per aver dato i natali ad uno dei più significativi interpreti della pittura italiana del ‘600. Mattia Preti conosciuto anche come il Cavalliere Calabrese

Si trova a soli 25 Km dal capoluogo di regione, Catanzaro, comprende nel suo vasto territorio montano le rinomate località turistiche della Sila Piccola catanzarese, Villaggio Mancuso, Villaggio Racise nonchè il Parco Nazionale della Calabria.

Taverna è immersa in un contesto paesaggistico di pregio, a risaltare sono in particolare le sue risorse naturalistiche affiancate da una offerta storica-culturale di grande valore.
Numerose sono le attività commerciali e artigianali presenti sul territorio che contribuiscono a rendere Taverna una piccola perla nonchè uno dei centri più visitato del comprensorio presilano.

Storia

Taverna vede la sua origine nella mitica polis greca Treis-Chenè, fondata da coloni provenienti dalla Grecia in prossimità del mare Ionio. Si pensa che la città venne distrutta nel X secolo, nel corso di incursioni saracene che spinsero le popolazioni a ritirarsi nell’entroterra, in villaggi più riparati, sulle montagne. Sono ancora visibili i resti di un castello, di una torretta d’avvistamento e della cattedrale, sul monte Paramite di Taverna Vecchia, antica sede dell’Episcopio spostato da Callisto Papa II nel 1122, a Catanzaro. Avvenne una seconda distruzione di Taverna a causa delle guerre feudali nel 1160 e le lotte tra Aragonesi e Angioini nel 1459 che costrinse la popolazione a trasferirsi nel vicino Casale di Bompignano, qui la città dimorò in maniera stabile, definendo un vasto e ricco territorio che favori la formazione di un governo politico autonomo, gestito da famiglie nobili del luogo, attraverso l’elezione di un Sedile Patrizio e la presenza di svariati Ordini Monastici. Questo piccolo rinascimento favorì un grande sviluppo economico e sociale ed un vivace ambiente culturale, attivo per tutto il secolo XVI e XVII, ma che scemò agli inizi dell’Ottocento. Nel corso del XIX secolo, i le alternanze politiche succedutesi alla Repubblica Partenopea, all’insediamento nella città dei Francesi, ai moti Risorgimentali, al brigantaggio, fino all’Unità d’Italia, causarono la perdita dell’autonomia amministrativa e la fuga da Taverna delle famiglie gentilizie e degli Ordini monastici. “Con gli anni oscuri della prima metà del nostro secolo, drammaticamente segnati dai conflitti bellici, dalla povertà e dalle dissanguanti emigrazioni, la più alta identità storica e culturale della città sarà dispersa in mille rivoli da distruzioni, saccheggi, demolizioni e furti. I frammenti giunti fino a noi, sospinti e irretiti dall’ultima fagocitante evoluzione, stentano ancora ad essere riconosciuti come le vere pietre miliari, necessarie alla costruzione futura di Taverna.”

Chiesa di San Domenico

Alla costruzione iniziale realizzata in tufo, era annesso il convento dei Domenicani, fondato nel XV secolo, danneggiato da un sisma nel 1662. Alla chiesa, ricostruita tra il 1670 e il 1680, vennero date forme barocche, ampliandola una navata laterale a sinistra, mentre 1794 venne ricostruito il campanile. Un nuovo restauro venne effettuato dopo il terremoto del 1905. La Chiesa ha un soffitto in legno a cassettoni dipinto del XVIII secolo, accoglie molte opere d’arte, tra cui 8 dipinti del Mattia Preti, rubate la notte del 26 febbraio 1970. Questo episodio determinò la chiusura di San Domenico ed il trasferimento del patrimonio artistico rimasto in altre sedi. Le opere furono ritrovate dopo 2-3 anni circa. Nel 1988, dopo l’ennesimo intervento di recupero dell’edificio e delle opere presenti, la chiesa venne riaperta al culto e la pinacoteca pretiana restituita al pubblico. Dei beni custoditi in San Domenico fanno parte 11 oli su tela di Mattia Preti tra cui: “Miracolo di San Francesco di Paola”, 1678; “Martirio di San Sebastiano”, 1687; “Madonna della Purità” realizzata insieme al fratello Gregorio, 1636; “Cristo fulminante”, 1680; “Eterno Padre”, 1685-87, numerose altre tele del XVII, XVIII e XIX secolo, una “Pietà” a tutto tondo di Giovan Battista Ortega (1603), il paliotto dell’altare maggiore in scagliola colorata e incisa (XVII secolo), la cantoria lignea con tele dipinte (XVIII secolo), un organo in legno intagliato, dipinto e decorato dall’artista Francesco Ferrazzano (1754), un pulpito ligneo dorato e intagliato del XVII secolo. Splendidi gli affreschi delle “Storie della vita di San Domenico” . Sono interessanti, nell’attiguo oratorio del SS: l’altare in legno scolpito (XVII secolo), il coro ligneo e gli affreschi e tempere su carta del XVII-XX secolo i “Misteri del Rosario” ed il corredo della sacrestia: un crocifisso ligneo, i paramenti in tessuti policromi lavorati, l’argenteria, un fondo librario che comprende i secoli dal XVI al XIX e gli arredi del XVII secolo in legno scolpito e dipinto.

Museo civico di Taverna: ci sono esposte splendide opere di maestri dei secoli XVII e XVIII, quali Gregorio e Mattia Preti, Giovan Battista Spinelli, Antonio Samelli, Di Mattia.

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